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Chiara Balista, medico chirurgo, psichiatra-psicoterapeuta P.IVA: 03060921206


   

Classificazione Psicofarmaci

A r t i c o l i ...

 
 
 
 
 

 
 
 
 
 

 

Ansiolitici

Comprendono le Benzodiazepine (Lorazepam, bromazepam, delorazepam, clonazepam, alprazolam, triazolam, ecc), un gruppo di farmaci che possiedono un'azione ansiolitica, sedativa, miorilassante e antiepilettica. Vista la loro rapidità d'azione, la ridotta incidenza di effetti collaterali e la scarsa tossicità rispetto ai vecchi barbiturici, le benzodiazepine hanno riscontrato un ampio utilizzo nella popolazione generale in caso di insonnia, tensione o ansia; molti medici di famiglia tendono infatti a prescrivere questi farmaci a pazienti con una sintomatologia ansiosa, insorta magari a causa di eventi stressanti o in seguito a patologie mediche in trattamento.

Nella pratica psichiatrica, per quanto le benzodiazepine possano essere frequentemente prescritte e abbiano notevoli vantaggi su un piano sintomatolgico, vige negli ultimi anni un atteggiamento di maggior attenzione, in quanto se da una parte in effetti questi farmaci  sono ben  tollerati, dall'altra, se usati per lunghi periodi, possono dare problemi di dipendenza e sindromi da sospensione. E' per questo che molti clinici hanno sottolineato l'importanza di effettuare terapie con benzodiazepine per brevi periodi di tempo (4-6 settimane), mostrando una maggior preferenza per farmaci che mirino più al disturbo principale, di cui l'insonnia o la tensione sono sintomo, per esempio tramite l'utilizzo di antidepressivi.

Il meccanismo d'azione delle benzodiazepine non è stato ancora del tutto chiarito. Eppure si sa che nel nostro cervello esistono in natura recettori specifici per questi farmaci. Sembra che le benzodiazepine agiscano attraverso diversi meccanismi: esercitano i loro effetti legandosi  a recettori specifici presenti in vari siti del sistema nervoso centrale e potenziando alcuni effetti di inibizione sinaptica o presinaptica mediata dall'acido gamma-aminobutirrico (un naturale neurotrasmettitore inibitorio, in grado, quindi, di contrastare la tensione nervosa), oppure influenzando direttamente i meccanismi che generano il potenziale d'azione di membrana neuronale.

Oltre alle benzodiazepine, esistono altri ansiolitici non benzodiazepinici (Zolpidem, buspirone, zaleplon, ecc), in grado di avere un'analoga azione ansiolitica e ipnoinducente ma ritenuti essere associati a minor rischio di dipendenza.
 

Antidepressivi

Questa categoria di farmaci comprende molecole differenti per struttura e meccanismo d'azione:  Antidepressivi triciclici (ADT), Inibitori delle Monoaminossidasi (I-MAO), Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (SSRI), Inibitori Selettivi della ricaptazione della Noradrenalina e della Serotonina (SNRI) ed infine Inibitori della Ricaptazione della Noradrenalina.

Gli antidepressivi esplicano la propria funzione terapeutica sia sui sintomi depressivi che sui sintomi ansiosi, con la prevalenza di un'azione attivante o sedativa a seconda della molecola. Possono pertanto essere indicati per i disturbi depressivi (distimie, episodi depressivi maggiori, minori, ecc), per i disturbi ansiosi (disturbo da attacchi di panico, d'ansia generalizzata, fobie, ecc) o, in alcuni casi, per disturbi del discontrollo degli impulsi. Alcuni farmaci antidepressivi si sono rivelati utili ed efficaci anche per la cura di altre patologie, per esempio la cefalea muscolo-tensiva, le sindromi dolorose neuropatiche e alcuni stati  di  incontinenza urinaria.

Al contrario delle benzodiazepine, gli antidepressivi non danno dipendenza o assuefazione; a volte possono associarsi alla comparsa di alcuni effetti collaterali, che tendono a scomparire  dopo qualche giorno con la prosecuzione della terapia o tramite un aggiustamento delle dosi o comunque reversibili con la sospensione del farmaco stesso.

Il meccanismo d'azione degli antidepressivi varia a seconda della classe d'appartenenza:

  1. Gli inibitori delle monoaminossidasi
    (fenelzina, tranilciproimina, moclobemide) sono farmaci che inibiscono l'azione degli enzimi che degradano le monoamine a livello sinaptico, determinando pertanto un incremento delle monoamine nel cervello, la cui riduzione pare essere  implicata nella patogenesi dei disturbi depressivi.
     
  2. Gli antidepressivi triciclici
    (amitriptilina, clomipramina, imipramina, ecc), chiamati così per la loro struttura chimica organica che contiene tre anelli, bloccano la pompa di ricaptazione della dopamina (l'ormone detto “del piacere”) e inibiscono nel contempo, con intensità diversa a seconda della molecola, la ricaptazione della serotonina (l'ormone detto “ del buon umore”) e della noradrenalina. Ciò comporta, come nel primo caso, un incremento di disponibilità delle monoamine nel cervello con conseguenti effetti antidepressivi. Tali farmaci, tuttavia, agiscono anche su altri tipi di recettori (per l'acetilcolina, istamina, ecc), determinando di frequente la comparsa di effetti collaterali quali tachicardia, sedazione, incremento ponderale, ecc.
     
  3. Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina
    (fluoxetina, sertralina, citalopram, paroxetina, ecc) inibiscono selettivamente la ricaptazione a livello sinaptico della serotonina, aumentando la disponibilità per la trasmissione serotoninergica. Tuttavia, da recenti scoperte sembra che l'effetto antidepressivo di questi ultimi farmaci sia dovuto soprattutto alla stimolazione che essi esplicano sulla produzione di ormoni, i neurosteroidi, che svolgono un importante funzione a livello cerebrale.
     
  4. Esistono poi numerosi altri farmaci che condividono meccanismi d'azione con i triciclici (Venlafaxina, duloxdetina), bloccando la ricaptazione della serotonina e noradrenalina (e in minor grado della dopamina).
     
  5. Altri ancora che bloccano in modo selettivo la ricaptazione della noradrenalina (reboxetina).

Per il trattamento dei disturbi dell'umore e di disturbi ansiosi, negli ultimi anni gli specialisti preferiscono adottare l'impiego degli SSRI e di altri antidepressivi di seconda generazione, visto il buon profilo di sicurezza e tollerabilità di questi rispetto ai vecchi triciclici.
 

Antipsicotici

Rappresentano una classe di farmaci indicati per quelle sindromi cliniche caratterizzate da idee deliranti e allucinazioni (visive, olfattive, uditive), tipiche del disturbo schizofrenico, schizoaffettivo o di altre sindromi psicotiche.

Questi farmaci sono risultati capaci di incidere non solo su questa sintomatologia, detta “produttiva”, ma anche sulla disorganizzazione dell'eloquio e del comportamento, che spesso ricorrono nei disturbi predetti. In altri casi, gli antipsicotici vengono usati per contrastare quadri di ansia marcata, di agitazione o di insonnia resistente a precedenti trattamenti con ansiolitici, oltre che esercitare un certo controllo sull'impulsività e aggressività. Alcuni di questi farmaci hanno avuto indicazione  anche per il disturbo bipolare.

Gli antipsicotici vengono generalmente classificati in base a vari criteri. Viste le recenti scoperte in ambito scientifico, si distinguono:

  1. Gli antipsicotici tipici (tradizionali, i cosiddetti neurolettici, quali aloperidolo, cloropromaziona, clotiapina, promazina, ecc
     
  2. Gli antipsicotici atipici, di nuova generazione (clozapina, risperidone, olanzapina, quetiapina, aloperidolo, ecc)
Per quanto riguarda il meccanismo d'azione, gli antipsicotici tipici, i cosiddetti neurolettici, esplicano il loro effetto terapeutico bloccando i recettori D2 della dopamina a livello limbico, ma possono legarsi anche agli stessi recettori in altre aree (come quella nigro-striatale e tubero- infundibolare) ed avere affinità per altri sistemi recettoriali, come quello della serotonina, il sistema colinergico o adrenergico; gli antipsicotici atipici bloccano, invece, prevalentemente il recettore dopaminergico D4 e i recettori della serotonina, associandosi pertanto ad un' incidenza minore di alcuni effetti collaterali, quali quelli di tipo extrapiramidale (tremori, distonie, discinesie) e migliorando nel contempo anche altri sintomi  possibili della schizofrenia (anedonia, abulia, apatia), sintomi poco contrastati, anzi spesso peggiorati dall'uso dei vecchi neurolettici.
 

Stabilizzatori dell'Umore

Farmaci efficaci nello stabilizzare il tono dell'umore, quando questo, nel cosiddetto disturbo bipolare, tende a presentare in modo ricorrente  un'alternanza di fasi depressive e fasi maniacali.

La loro azione riduce la gravità, la durata degli episodi depressivi e maniacali, prevenendo spesso la loro comparsa. Questa classe di farmaci comprende i sali di litio, indicati per il disturbo bipolare, le psicosi schizoaffettive e le depressioni resistenti, e alcuni prodotti antiepilettici (carbamazepina, valproato di sodio, lamotrigina, gabapentin, pregabalin, ecc), che solitamente vengono scelti quando l'impiego di litio sia risultato in precedenza inefficace o non attuabile (per motivi clinici o per la presenza di controindicazioni) o abbia precedentemente causato la comparsa di effetti collaterali che ne hanno richiesto la sospensione.

Sebbene l'efficacia del litio nel trattamento degli episodi maniacali e in più in generale nella profilassi del disturbo bipolare sia nota da tempo, i meccanismi molecolari responsabili del suo effetto terapeutico non sono ancora del tutto chiari. Essendo il litio in grado di attraversare la membrana cellulare, esso può interagire potenzialmente con tutti i componenti intracellulari coinvolti nella trasduzioine del segnale nervoso (proteine G, sistema dei secondi messaggeri, fosoforilazione proteica ecc) e molto probabilmente con l'espressione genetica di alcuni neuropeptidi e di recettori per i glucocorticoidi.

Per quanto riguarda il meccanismo d'azione degli altri stabilizzatori dell'umore, pare che alcuni dei principali anticonvulsivanti utilizzati per la terapia del disturbo bipolare, come per esempio la carbamazepina, esplichino il loro effetto terapeutico stabilizzando l'eccitabilità neuronale in alcune aree cerebrali (strutture limbiche e lobo temporale).

Prima e durante il trattamento con i regolatori dell'umore è opportuno eseguire periodici controlli dell'emocromo, esami ematochimici (funzionalità epatica, tiroidea, ecc) e funzionalità cardiaca tramite ECG, per valutare eventuali condizioni che ne controindichino l'uso o la presenza di effetti  collaterali sopraggiunti in corso del trattamento. Anche periodici dosaggi sierici di questi farmaci sono necessari per evitare eventuali rischi da sovra o sottodosaggio.
   
       

P e r   C o n t a t t a r m i

 
V i a   G a r i b a l d i   1 6 6   -   4 0 0 3 3   -   C a s a l e c c h i o   d i   R e n o   ( B o l o g n a )

 
Tel: 320-9708133      E-mail: info@psichiatrabologna.it


Chiara Balista
medico chirurgo, psichiatra-psicoterapeuta

P.IVA: 03060921206
Tel: 320-9708133 - E-mail: info@psichiatrabologna.it
Sede 1: Via Garibaldi 166 - 40033 - Casalecchio di
Reno (BO)
Sede 2: Via A. Borghi Mamo 6/A - 40137 - Bologna.
Titolo Professione: Medico chirurgo (laurea conseguita presso l'Università di Bologna il 20/10/1998)
Anno dell'esame di Stato (per conseguire l'abilitazione):  1999 (I sessione). 
Iscritta all'Albo dei Medici Chirurghi di Bologna al num. 13851
dal 13 Luglio 1999.
Diploma di Specialista in Psichiatria (presso l'Università di Parma)
rilasciato il 10/11/2003.
Iscritta all'elenco dei Medici Psicoterapeuti di Bologna dal 10 Giugno 2004. 
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